[31.01.11] The reason – Narciso

(Post vecchio, ripubblicato e maledettamente valido)
“Perchè mi ami?”
Un sorriso obliquo gli si spande sul viso. Con lo sguardo basso, continua ad accarezzare la sabbia, pigramente.
“Deve esserci un motivo?”
“io ti amo per il tuo sguardo, per il tuo sorriso. Per le mani che mi hanno plasmato a tuo gusto, per il battito del tuo cuore che sento anche nella lontananza..ti amo per il tuo precedere e concludere ogni mia frase, ti amo per saper leggere ogni mio pensiero. Ti amo per come osservi, per come ridi, per come parli, per come guidi, per come mangi, per come vivi.
Tu invece mi ami perchè io ti amo. Se io non ti amassi, nemmeno tu ameresti me. Perchè in realtà tu non ami me. Tu ami l’idea che io ti ami. Tu ami il fatto di essere amato da me. E quindi tu non ami me. Tu ami te stesso.”
Per un istante la rugiada dei suoi occhi rischiò di scivolare sui petali delle rose vermiglie che sbocciarono sulle sue guance.
Silenzio lacerante, pungente.
Attimi si susseguivano eterni su quella spiaggia abbandonata, fredda, umida.
Le conchiglie spezzate tra le sue mani erano sicuramente più clementi delle mie parole.

青 [Ao]

Immersa nel mare, mi sento come dentro il tuo abbraccio:

Protetta, avvolta, impaurita, eccitata

Vorrei possederti, desiderio intenso

Tu appartieni a me, io a te

 ma le stelle sono avverse

Solo quando si allineano, possiamo ricongiungerci

Ci incontriamo, ci amiamo e al sorgere del sole il nostro tempo è concluso

Aspettiamo ancora, altre lune, altre stelle

Quanto ancora andremo avanti in questo modo?

Spezziamo l’incantesimo, resta con me, vivi con me, ama solo me.

Ama me.

La mia nuova vita comprende alcune giornate di lavoro a settimana e nessun messaggino del buongiorno.

La mia nuova vita comprende insonnia, occhiaie, occhi gonfi, paranoie, cattivo umore e selfie schifosi dove fingo che la vita mi vada bene.

La mia nuova vita comprende la voglia perenne di evitare di uscire di casa, di voler accelerare il tempo fino al momento in cui dovrò morire.

La mia nuova vita mi fa vedere la terapia come un faro di speranza, anche se non so mai bene di cosa parlerò nella prossima.

La mia nuova vita comprende dei ricordi della vecchia vita, che non sempre si manifestano come ricordi ma sembrano più il presente, come quando in dormiveglia sento le tue braccia che mi avvicinano a te, il tuo profumo portato dal vento mentre sono a lavoro, un messaggio che arriva mentre sono sovrappensiero e il cuore fa una capriola e gli occhi credono di leggere il tuo nome nel mittente.

La mia nuova vita mi dice che non era giusto legare il mio benessere al tuo umore, se sei tranquillo allora sto bene. Non era giusto smorzare il mio entusiasmo per qualsiasi cosa perché eri geloso che fossi felice anche facendo altre cose senza di te. 

La mia nuova vita comprende il parlare anche con persone più vicine a te che a me, tutte in egual modo preoccupate, alcune più consapevoli di altre che ci sarebbe bisogno di chiedere aiuto, e che a volte non sei esattamente una persona piacevole. 

La mia nuova vita vorrebbe poterti includere, ma solo se accetti di fare quello che sai di non poter fare da solo, per quanto tu voglia e desideri. Sii onesto con te stesso, ammetti i tuoi limiti, fatti aiutare per il tuo bene. Non sono la sola a pensarlo, ho cercato di darti il buon esempio facendo il primo passo, dandoti un po’ di supporto implicito..se tu sostieni me, io posso sostenere te. 

Mi manchi da morire…

Siamo io e te sul palco, un occhio di bue ci illumina. 

Mi prendi le mani, mi guardi, “non ti amo più”.

Rimango da sola, tu inghiottito dalle tenebre, la luce siventa fievole. Ho un pugnale nel cuore.

Sanguino. Sanguino copiosamente. Aspetto solo di morire, non posso tollerare il dolore. 

Mi hai donato la gioia più grande che potessi, quella piccola luce calda che portavo dentro, quella che hai messo tu, gemella della tua. La tua si è spenta, non so cosa fare. Vorrei poterla riaccendere, riaverti accanto, stringerti forte e non lasciarti andare mai più. Essere la tua principessa, la sola a ricevere i tuoi sguardi, le tue carezze, i tuoi baci. 

E poi più nulla. Il buio più totale, la notte più nera.

Puoi amarmi ancora?

Non siamo fatti per stare insieme.

[Tra le prime tre frasi che detesto]
Nessuno è fatto per stare con un’altra persona. Ci sarà sempre qualcosa che non ci piace, che non apprezziamo, che detestiamo, che ci fa incazzare. Tutte quelle piccole fastidiose cose che odiamo dell’altro. Tutte quelle cose che poi si impara ad amare. Si amano i difetti, le debolezze, le imperfezioni. Sono quelle che ci distinguono dagli altri. Anche un diamante ha delle imperfezioni che lo rendono unico e prezioso. Un pregio è gradito da tutti, ma i difetti? Chi amerebbe un difetto? Se compriamo qualcosa di difettoso, non lo riportiamo al negozio? E quando invece ci regalano qualcosa, qualcosa di seconda mano, qualcosa di già vissuto, non ne apprezziamo il lavoro che il tempo ha saputo fare? Ha un’aria vissuta, magari un po’ lisa, ma non lo consideriamo per il valore affettivo che ha per noi? Lo amiamo. Amiamo il suo passato che l’ha reso così, amiamo come è ora, amiamo i ricordi che abbiamo legato a lui. Amiamo le sue imperfezioni.

Nessuno è fatto per stare con un’altra persona, perché siamo degli animali sociali con un forte senso di indipendenza. Veniamo cresciuti dai genitori ma già a quattordici anni vogliamo andare via di casa, provare il brivido della libertà e avere una vita nostra, una vita reale. Stiamo in famiglia e non ci piace perché i genitori ci limitano, siamo costretti a farlo perché non siamo in grado di sostentarci da soli. Ma potendo farlo, non voliamo via appena possiamo? Quindi, perché stare con un’altra persona che magari come i nostri genitori ci limita e ci impedisce di volare? Non è meglio volare insieme?

Che poi, il verbo stare implica un qualcosa di statico, immobile. I libri stanno nella libreria, nel senso, qualcuno li ha messi lì e da soli non si muovono.

Io non voglio stare con te, io voglio amarti. Voglio vivere con te. Divenire con te, crescere con te. Imparare da te e insegnare a te. Non stare, perché non voglio restare ferma, voglio andare avanti, voglio volare, voglio tornare bambina con te.

Non siamo fatti per stare insieme, siamo fatti per ridere insieme, vivere insieme, camminare insieme, litigare insieme, impegnarci insieme, amare insieme.

Ma stare no, stare mai.

Stare v. intr. 1. Fermarsi cessando il movimento; 2. a. Rimanere immobile, fermo; b. In usi fig., nei quali è più o meno presente e avvertita l’idea del «restare»; c. Indugiare, attendere, rimanere sospeso; 4. a. Essere, trovarsi, permanere in un dato luogo, o in una determinata condizione.[adattamento dal Vocabolario Treccani]

– Ti ho portato un regalo…l’ho fatto fare ieri…

– oh…non me l’aspettavo! Come mai?

– volevo solo farti un pensierino per dirti che ti amo. Dai, aprilo!

– …è bellissimo…con le nostre iniziali…Ma è di quelli da dividere!

– si…ho preso il cuore ma con l’incastro del puzzle..perché siamo abbastanza diversi da completarci a vicenda. Il cuore spezzato non mi piaceva tanto…mi ricordava le volte in cui è successo e che non succederanno più.

– grazie amore…me lo agganci?

– si, aspetta però. Tu tieni una parte e io tengo l’altra, ok? Tre, due, uno…TLAC! Adesso fermo, che te lo aggancio…e gli do pure un bacio per portafortuna. 

– …ti amo tanto…non lasciamoci mai più.

– mai più, amore mio. Mai più.

Nemmeno stanotte ho avuto possibilità di riposo. Quel poco che sono riuscita a dormire, il mio subconscio mi ha sabotato con questo delizioso scenario.

Un pranzo di famiglia, mia e tua. Tu, che stavi con una appena conosciuta. Qualcuno che propone la goliardica burla di farvi pronunciare i voti nuziali. Io non tollero e me ne vado. Tra i voti c’era il tuo “come farei se non ci fossi tu” dedicato alla tua nuova bella. E io che volevo tornare a fermarvi, e non tacere per sempre. 

Un incubo che mi ha sconvolto. Io ho sempre fermamente rifiutato l’idea del matrimonio, mentre il mio subconscio mi informa adesso che non è così. E mi sembra di sentirti, mentre dici “eh, è facile dire così adesso che mi hai perso” è vero, ti do pienamente ragione. Non lo sapevo nemmeno io che lo volevo. 

“Mi manchi. Lo so che non serve a niente dirlo, ma volevo che lo sapessi.” E infatti non è servito a nulla. Non mi hai risposto. Non che me lo aspettassi… ma come reazione c’è stata “nessun rimpianto” degli 883. La nostra infanzia, quella che tante volte ti ho detto che avrei voluto passare con te. Lo so perché sono tornata su fb in un momento in cui non ero in me, e ci ho pure messo un like. Quanto sono stupida? Basta questo come dimostrazione d’amore? Parlare di te in un blog privato (ma che potresti trovare senza tanti sforzi)? 

Non lo so cosa voglio. Quando ti ho visto l’ultima volta non mi importava di perdere il pulman, del freddo, non mi importava di nulla se non di dimostrarti che puoi fidarti di me. Ma che le dimostrazioni d’affetto che ti mancavano non erano l’unico ostacolo. Non era pretendere che io cambiassi, perchè sono cambiata già dal primo bacio. Sono stata un cambiamento continuo, mi sono adattata a te in tanti modi…tu non lo vedevi. Per te era sempre tutto uguale. A me mancava qualcuno con cui ridere, perché ridere insieme è uno dei modi più profondi di essere uniti. Ti ho fatto notare che da solo non riuscivi a migliorare, a uscire da quella spirale quotidiana del “mi fa tutto schifo”. Quanto mi faceva male sentirtelo dire…ti ho aiutato per quanto potevo. Se non avessi rifiutato a priori la prospettiva dello psicologo ti avrei accompagnato alle sedute, avrei partecipato con te, avrei cercato di aiutarti ancora…dio quanto mi manchi. 

Sono una passeggera nelle montagne russe emozioni del post-rottura. Che poi boh, io ci spero ancora in un futuro insieme. Non un futuro come il recente passato, un futuro con la F maiuscola, da vie en rose, magari a Edimburgo, come progettavamo un anno fa? Eppure le ultime battute tra noi sono state cosi definitive. Io cosi arrabbiata e tu così arrendevole, non mi importa più, prendine atto. Tu la pensi così e io cosà. 

Non so cosa fare. Forse non c’è più niente da fare e io nel frattempo impazzisco. Sono sospesa, bloccata nell’anticamera tra passato e presente, perchè non lo sto vivendo. Come scrivevi, “bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”, e io ti giuro sulla mia stessa vita che ho scelto quando ho posato per la prima volta le labbra sulle tue.

Ieri ho impugnato un arco per la prima volta. Una vera freccia con un vero arco. Incoccato il dardo, ho sentito l’arco tendersi sotto le mie mani. Ho goduto dell’attimo di tensione della mia nuova arma e nel momento in cui dovevo scaricare la forza e scagliare la freccia… ho avuto paura. L’istruttore mi ha chiesto “Paura di cosa?” “Non lo so”. Non lo sapevo. Ho sgomberato la mente e ho teso ancora l’arco. Un sussurro nell’orecchio: uccidilo. Ho lasciato la corda. 

Ho centrato il rosso del bersaglio, al confine con il giallo. 

Quasi al centro.

Quasi al cuore.