Quando sono con te

Mi sono innamorata.

L’ho sentita tra le note in crescendo e sono tornata bambina, quella sensazione di fiducia per il futuro, di profumo di cose belle, l’emozione di diventare grandi. Una di quelle canzoni che non riesco a spiegare la sensazione che danno, trascende la lingua, le distanze, il tempo. Senti che quella canzone è tua da quel momento in poi, come se l’avessi scritta tu, come se ti leggesse l’anima. Ecco, quella canzone era il tassello che mi mancava per definire quando ti ho conosciuto, quando mi sono innamorata. Era la voglia di abbandonarmi tra le tue braccia con la fiducia ingenua delle prime volte, la voglia di baciarti sotto la pioggia, nascondendoci dagli sguardi. La voglia di sentire l’odore del mare sulla tua pelle, di guardare le luci della città dal Bastione, mentre le mani non stavano al loro posto. Era tutto quello che immaginavo sarebbe stato, era il futuro con te, eri tu nella tua forma più pura, eri il tu bambino innocente che mi hai chiesto di giocare con me. Eravamo tutto questo e l’ho ritrovato in una canzone, un giovedì di quattro mesi dopo l’apocalisse.

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Mercoledì

Ho appena cenato. Il dolore alla spalla non accenna a scemare. “Má, mi fai un massaggio?” e arriva un po’ di sollievo. Sto seduta sulla seggiolina bassa, quella perfetta per ricevere il calore del fuoco del camino, ascolto per la millesima volta la storia di Marco Vannini. Quando successe era il 2015 e io avevo appena annunciato ai miei che mi stavo frequentando con la persona che mi sarebbe entrata sotto la pelle e nell’anima. Ricordo che mi balenò in mente lo scenario che raccontavano, solo che al posto di Marco c’ero io.

Perché l’ho pensato? Mi fidavo del mio ragazzo e della sua famiglia, nonostante li conoscessi da poco. Cosa avrei fatto se mi fosse capitato qualcosa a casa sua? Se avessero provato a sminuire la cosa, a sottovalutare la gravità dell’incidente? Sicuramente il mio pensiero sarebbe andato subito a mamma, a come giustificarle quelle mancanze. Mentre ricordo questi pensieri torno nella mia stanza, e proprio ai piedi del letto d’improvviso ti vedo abbigliato a puntino, la barba curata e i capelli tagliati di fresco, quel sorriso che mi fa impazzire, con un abito blu scuro e una camicia grigio perla, prendi la mia mano mentre il prete ti suggerisce le parole “prometto di amarti e onorarti ogni giorno della mia vita” e con dolcezza infili una fedina d’oro bianco al mio anulare, mi guardi negli occhi e dici che mi amerai fino alla fine dei nostri giorni. E io ti credo perché sei sincero, mi tremano le ginocchia e sento un brivido sulla nuca e i tuoi occhi si specchiano nei miei, e le tue mani affondano nelle mie ma io sono ai piedi del letto, e la mia mano non è tra le tue e non sei accanto a me, e indosso ho solo il pigiama ma sento ancora il tocco delle tue dita e il suono della tua voce nelle orecchie.

Eccoci.

Oggi c’è un sole pazzesco e la temperatura da primavera tipica di qui.
Il tuo ricordo non vuole andarsene e se lo lascio ancora per un po’ forse andrà via da solo.
Immagino noi sulla spiaggia, come tante volte è successo. Immagino i tuoi occhi su di me, il sole che t’inonda l’iride, da castano scuro diventa nocciola, ti si allarga il sorriso e ti vengono quelle pieghine agli angoli della bocca, mentre le ciglia lunghe chiudono dolcemente le mie in un abbraccio, i nostri nasi si baciano e le labbra conversano tra loro dei sogni futuri, le dita s’intrecciano e il battito accelera.

Eccoci, siamo quei due ragazzi sdraiati sul telo che si proteggono dal vento che porta i granelli di sabbia, siamo quei due che ridacchiano complici e si giurano amore eterno.

Eccoci, siamo un ricordo che spero sbiadisca e invece è disegnato con l’inchiostro indelebile, un tatuaggio nella memoria.

Sono ancora viva. Così almeno pare. Il miocardio pompa sangue a tutti gli organi, la respirazione porta nuovo ossigeno ai polmoni. il ricambio cellulare si svolge alla regolare cadenza di 40 giorni, così ora mi ritrovo ad avere una nuova pelle che tu non hai mai sfiorato e mai lo farai. Vorrei poter perdere i pensieri allo stesso modo delle cellule morte. Lasciarli cadere per strada, senza che nessuno possa raccoglierli e rileggerli. Abbandonarli come hai fatto tu con l’amore che dicevi di provare. Per quello ti invidio: deve essere una sensazione meravigliosa, aprire gli occhi la mattina e finalmente capire che non hai provato nulla per me, se non la voglia di prendermi sul tavolo della cucina o contro la porta del bagno. Sempre e solo possesso. Nessuna voglia di lasciarti scoprire, lasciarti guardare. Te lo ricordi quanto ti imbarazzavano i miei occhi addosso? Cosa volevi nascondere? Cercavi di non far scoprire il vuoto che porti dentro? Quanto tempo prima ti avrei abbandonato, se solo non fossi stata accecata dai miei sentimenti per te. Quelli che mi hanno fatto amare me stessa sempre meno, sottostare alle tue richieste sempre più esigenti. Sei sempre stato lo stesso che mi ha detto che non aveva senso continuare, che per scopare potevi andare anche a pagamento.

Spero di aver imparato qualcosa.
Grazie per tutto.

14.9.2016 – Ancora valido

Tu non sei nessuno

Per decidere come mi devo comportare

Per pretendere che io corra sotto casa tua quando litighiamo (perché tu lo fai)

Se vengo sotto casa tua che l’ho fatto perché te lo aspettavi (e quindi non era una cosa che volevo fare)

Se non voglio stare a dormire da te perché mi mette in imbarazzo e mi sembra di essere di troppo (oltre che dormiamo in salotto e non dormirei)

Se devo chiamarti quando stai male (perché vuoi che io lo faccia)

Di avvisare se non posso risponderti ai messaggi entro due secondi

Per dirmi come mi devo vestire

Per nascondermi la spallina del reggiseno che si vede

Per mettermi a posto la maglietta che si è spostata

Per mettermi a posto il costume che si sposta quando siamo al mare

Per decidere se posso abbronzarmi le tette

Per dirmi che non mi merito niente

Per dirmi che me ne posso cercare un altro se non mi vai bene come sei quando ti lamenti di tutto o quando imprechi al volante

Che non ti senti libero di esprimere un tuo pensiero perché sennò scoppia la terza guerra mondiale (perché sono velate critiche al mio comportamento)

Per non aver passato tutta la giornata del tuo compleanno con te (perché avevo degli altri impegni che comunque non avrebbero compromesso nulla se non la tua necessità di avermi con te tutto il giorno, che non avevamo nemmeno programmato niente a parte la cena che ti avevo chiesto di prenotare e non hai fatto perché il giorno prima ti ho sgridato di non chiamarmi per dirmi non ho risposto a un messaggio entro cinque minuti)

Per dirmi che non facciamo le cose da vera coppia perché non abbiamo mai fatto un viaggio, che quando me l’hai proposto era troppo presto e non mi sembrava il caso e non volevo nemmeno che pagassi tutto tu perché io non avevo soldi da parte

Per avermi detto che i miei non ti vogliono conoscere perché non ti fanno domande

Per avermi detto che i miei amici non ti vogliono conoscere perché non ti fanno domande

Per dirmi che non ti senti importante perché in un anno non ci siamo scambiati l’anello

Per dirmi che non mi piace uscire con te perché non facciamo più le quattro del mattino come all’inizio

Per dirmi di non averti chiesto un parere sull’iniziare il mio tirocinio

Per dirmi che ho tolto del tempo alla nostra estate quando ho deciso di fare il tirocinio

Per non essere d’accordo che io andassi in erasmus perché la coppia non avrebbe retto la lontananza e ci saremmo messi le corna

Per essere geloso dei miei amici e di mio fratello, ma anche di sconosciuti che mi accusi di aver guardato mentre passeggiamo insieme

Per dirmi che vedersi due ore è troppo poco e non vale la pena però all’inizio “verrei per vederti anche solo cinque minuti”

Di dirmi che non tengo a te perché non mi comporto come te

Di accusarmi di non amarti perché non faccio quello che fai tu, tu che possiedi il manuale del perfetto comportamento in una relazione

Per essermi preoccupata per te più di quanto potessi immaginare, per aver sminuito i miei progressi nel comprenderti e accettarti, mentre io per te non andavo bene, qualunque cosa facessi non andava bene, era troppo poco o troppo tardi o poco sentita o con le motivazioni sbagliate, perché io non dovevo farlo per te, ma dovevo essere io a volerlo fare per me stessa

Per non averci creduto da subito perché prima volevo conoscerti

Per dirmi che se non parlo in macchina ti senti solo un tassista

Per avermi detto che ti ho imposto i miei tempi per cose per cui non mi sentivo pronta

Per esserti sentito una ruota di scorta quando ti ho chiesto di raggiungermi dopo che avevo terminato un impegno

Per avermi detto che odiavi il mare per colpa mia ma le foto del mare le pubblichi lo stesso (e ti svegli anche presto per andarci)

Per avermi detto che ti vedevo come un nemico perché secondo te pensavo che tu fossi un ostacolo alla mia realizzazione personale

Per avermi detto che tornavo da te per la paura di restare sola

Per avermi fatto dubitare di me stessa e dell’amore sincero che provavo per te

Semplicemente mi hai dato per scontata quando i saldi non erano ancora iniziati. Hai pensato ingenuamente che ci sarei sempre stata sempre e avrei sempre sopportato tutte le tue cazzate.

BIIIIIP! Risposta sbagliata!

Non sono un pupazzetto e a buttarmi di qua e di la mi rompo le palle. Soprattutto se tu sei dall’altra parte della penisola e non mi racconti un cazzo e quando ti faccio domande mi rispondi da adolescente con il ciclo.

Le cazzo di rispostine acide dovevi ficcartele nel culo e pensarci tre volte prima di aprire bocca, rispettarmi almeno come persona prima che come ragazza.

Hai insinuato al tuo amico che ti ha chiesto se volevi un bicchiere di vino che ti aveva fatto fare la figura del coglione davanti al cameriere? No, non l’hai fatto fatto perché ti avrebbe mandato a fanculo, come ti saresti meritato.

Stronzo.

Il mio tirocinio toglieva tempo alla nostra estate, e dovevamo discuterne prima che io prendessi una decisione così. Ma vaffanculo e non dire cazzate.

La candidatura a rappresentante di corso avrebbe tolto tempo a noi? E la tua candidatura a consigliere? Ah no, quella andava benissimo perché era il tuo sogno. Eh spò.

Certo che il giorno che sei partito mi hai detto che mi amavi. Ti avevo appena dato l’opportunità di comprare i manuali che volevi tanto. Dandoti l’equivalente di una settimana di lavoro. Con il cuore.

Volevo fare l’erasmus? No, ci saremmo messi le corna e lasciati perché eravamo troppo immaturi e l’erasmus secondo te è andare a sbagassarsi. Però tu puoi andare a Milano a cercare te stesso. E capire che non mi ami più, guardacaso.

Tu continua a pensare a te stesso, egoista e egocentrico narcisista.

Tu non mi hai mai amato e mai lo farai, ma a prescindere mi amo io, incondizionatamente, senza riserve.

Senza bisogno di dover stare da sola per farlo.

Abbastanza ubriaca.

Non penso a quello che potresti stare facendo, mi salirebbe la paranoia. Penso a come ti ho sempre idealizzato. Bellissimo, perfetto, premuroso ma mai asfissiante. Ti penso a divertirti, a bere via due anni e più di sofferenze, che poteva essere solo uno e invece abbiamo deciso che dovevamo sfidare le stelle e impuntarci, che ci apparteniamo e ci amiamo. Che gran cazzata. Già da settembre scorso, ma anche luglio, sì, che facevo il tirocinio, la prima volta che mi hai lasciato (e ho una foto assurda del mio viso contratto dal dolore, con gli occhi gonfi a dimostrarlo) al parco della musica, roba che il giorno dopo mi hai detto che avevi fatto una cazzata. Ma sai cosa succede quando tu decidi di cambiare idea così sui sentimenti che provi? Succede che crei un precedente, come gridare al lupo quando il lupo non c’è. È deleterio, è sfiduciante, è irreversibile. Tranne che io ti ho creduto ancora, mentre eri tu ad alzare gli occhi al cielo quando pronunciavo quei “ti amo”. Era perché tu per primo non amavi me che sminuivi i miei sentimenti?

Tutte le liti per questioni stupide, a rovinare le serate, mio dio, come ho fatto a sopportare tutto questo? Io spero davvero con tutto il mio cuore che il tuo sia stato uno sbaglio in buona fede, credere di poter risolvere la situazione, smettere di essere incazzato con me per il topless. Ti prego fammelo credere, perché potrei impazzire.

Io mi guardò indietro e penso “ma lo facevo davvero?” Sembra un racconto passato nei secoli, un sentito dire, come ho fatto a ferirti così da odiarmi a distanza di anni?

Certo è che ora non mi ami più. Non credi di potercela fare. E io non posso fare più nulla se non allontanarti e allontanarmi in silenzio. Le parole non servono più.

Io spero che tu possa pensare a te stesso e volerti bene come volevi, come meriti. Non guardarti indietro.

Abbi la felicità che meriti.

Abbi cura di te.

Vorrei solo urlarti contro la mia rabbia, la mia frustrazione per l’ennesimo fallimento, vorrei dirti che sei un codardo bugiardo incostante e inaffidabile.

Non servirebbe.

Sarebbe meglio prendermi a schiaffi per quanto sono stata stronza e ingenua.

Cogliona. Lo sapevi che finiva così. È quello che ti sei meritata.

Basta.

“Io dovrei restare ad aspettare che tu superi questa cosa. Ovviamente senza pensare che tu possa ricambiare quello che provo.”

Non lo posso fare. Ti ho dato più di una seconda possibilità. Te ne ho dato una terza, una quarta. Mi merito più di questo. Mi merito una persona che mi ami, non voglio essere Minuetto, a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai.

Voglio cancellare quello che c’è stato, da quando hai baciato quell’altra sulla Sella un anno fa, da quando avevi dubbi sui tuoi sentimenti per me- ma chi è la persona che vuole stare con uno che ha dubbi ogni quattro mesi? Se ami una persona lo senti. E se non la ami non lo sentì. È semplice.

Mi hanno detto che i dubbi hanno nome e cognome. Saggia verità.

Dovevo aspettarmelo.

Avevi dubbi ad aprile, quando eri accanto sul letto accanto a me e al buio ti ho chiesto se mi amavi e mi hai detto “non lo so”. Avevi i dubbi a maggio quando mi hai lasciato, a luglio quando mi hai ripreso, adesso dopo quattro mesi che ti sei riavvicinato ma non vuoi dare la notizia perché è una situazione complicata, un dubbio completo. Hai sognato che andavo a letto con un tuo amico, e li mi hai sentito lontana, mi amavi per la gelosia?

Mi hai amato solo in relazione agli altri? A quanto ti faceva ingelosire pensarmi con un altro.

Non è amore. È possesso.

Doveva scattare il campanello d’allarme quando mia hai tenuto il broncio tutta la sera perché ti ho chiesto, davanti al cameriere, se eri sicuro di non volere una bruschetta. Il giorno prima di partire. E quando ti stavo salutando, pronta per baciarti, ti ho detto “buon viaggio” e hai mi girato la faccia. Sei partito senza darmi (o farti dare) un bacio.

Non potrò mai più fidarmi di te. Abbiamo chiuso il cerchio.

Mi sono immaginata tra qualche anno sempre nell’ombra, a implorare l’elemosina di una carezza, mentre ti dichiari single e giochi con me e con i miei sentimenti.

Avessi avuto l’accortezza di accertarti che almeno un po’ d’amore per me lo provavi, almeno quel tanto per non farmi sentire presa per il culo, usata come un preservativo.

Avessi usato la cortesia di non tornare per farmi soffrire ancora, chè male ne avevi fatto già abbastanza.

Avessi avuto le palle per dirmi che non mi ami più.

Ho dovuto chiedertelo io, supplicarti di dirmi cosa dovevo aspettarmi, se avessi dovuto subire questi dubbi ogni quattro mesi, no, io non voglio stare con una persona che non mi ama. O che mi ama a intermittenza. O mi ami, o non mi ami. Non voglio stare a nascondermi, non poter mettere una foto di noi, non poter programmare un viaggio perché forse altre persone (che poi ti paccano) potrebbero venire a trovarti. Non poter immaginare un noi. Hai sofferto? Mi dispiace, ne abbiamo parlato, ho ammesso le mie colpe, abbiamo concordato che non ne avremmo parlato più, che il passato non si può cambiare.

Ti ho chiesto di essere sincero.

Lo sei stato. Non credi che potrai mai amarmi per le ferite che hai subito. Ok, non mi amerai mai più. Non staremo più insieme. Non dire altro, non servirà a lenire il dolore.

Ho buttato via i mesi con te, nel dubbio, sperando che il mio amore ti facesse superare il dolore, ti potesse guarire.

No, non guarirai mai.

I nostri sguardi non si incroceranno mai più, le mani mai più intrecciate.

Mai più.

Mai più.

Mai più.

Ok, ho bevuto un po’ e sono brilla. Sono dimagrita così tanto che il mio fisico non regge più l’alcol, o per lo meno regge il minimo sindacale, e se fossi qui ti farei capire le mie intenzioni, e sappi che sono le intenzioni più sporche del mondo, non come l’ultima volta che abbiamo dormito insieme, quando ti ho chiesto se mi amavi e tu hai detto che non lo sapevi, e allora ho pensato che se ti avessi dimostrato il mio amore anche tu mi avresti mostrato il tuo, perché era solo un dubbio momentaneo, o almeno così speravo. Ma adesso tu non ci sei, non ci sei fisicamente, però sei nella chitarra che dorme accanto a me ora, che ho accarezzato goffa prima di cena, sei nel bicchiere mezzo pieno di birra che ho portato nella mia stanza e adesso mi fissa dal bordo del tappeto, sei nel muscolo della coscia che irrigidisco e mi fa tendere le punte dei piedi smaltate di nero una settimana fa per ricordarmi che sono un po’  bruxia anche io, come quando ho fatto andare di traverso l’acqua a uno che mi aveva mancato di rispetto, o come prima che cantavo pensando a te e tu mi hai scritto, e ho guardato bene la disposizione degli oggetti e in effetti era un pentacolo e ti ho invocato, mi sono sentita potente ma se ti rispondo torno alla realtà dove sono, dove sei, rimasto, sulla spiaggia coperta dalla posidonia, io ti accarezzavo e ti sfioravo le labbra, con una timidezza che avrebbe potuto dirsi di un una ragazza pura e illibata, e a occhi chiusi mi facevi notare il tuo desiderio che in quel momento era anche il mio, solo che non si può fare l’amore in pubblico anche se io con te ho fatto l’amore in pubblico anche solo guardandoti, perdendomi nei tuoi occhi e nelle tue bugie promesse, proprio quella volta che mi hai detto che avevi paura e ti ho rassicurato, e mi hai dato dei baci lenti, così lenti che ci potevo morire dalla voglia di averti, potrei dire di aver passato l’eternità dentro uno di quei baci, e devo dire che non mi dispiace ricordarli con la mano, passare lieve un dito sul contorno delle mie labbra e poi cercare l’intimità più nascosta, che spesso hai fatto tua con le tue labbra, in ginocchio davanti a me, la tua Dea, e penso che vorrei che fossi tu a ricordarmi quanto mi sei devoto e quanto tu abbia occhi solo per me,  invece la realtà è ben diversa, “che fine abbiamo fatto? Siamo davvero arrivati fin qui? Davvero ti odio tanto quanto ti amavo?”